Partiamo di prima mattina, per compiere il viaggio da Tirano a San Moritz, in Svizzera.
Lo scartamento ridotto si fa strada in mezzo al traffico appena fuori dalla stazione. La ferrovia retica festeggia quest’anno, 2010, il centenario della propria nascita. Già nel 1910 questo piccolo ma poderoso mezzo solcava le nevi del passo Bernina anche in inverno, fino a raggiungere i 2253 metri sul livello del mare e scollinava , dopo una serie di tornanti e gallerie, nell’ampia vallata di St. Moritz, nell’Engadina.
È sorprendente pensare che già allora la locomotiva era a trazione elettrica. Tecnologia a parte, il treno non è quindi cambiato poi molto in cent’anni e, mentre i binari seguono dolcemente il fianco della montagna durante la salita, abbandoniamo le chiome dei faggi e dei carpini, il lago di Poschiavo e il confine italiano. Gli abeti rossi prima e i larici poi osservano la nostra silenziosa ascesa.
Raggiungiamo la prima neve. Il panorama è spettacolare e in continuo mutamento. Il treno procede senza fatica sulle salite che arrivano a toccare il 7% di pendenza. In cima costeggiamo il lago Bianco, distesa d’acqua che sgela solo per pochi giorni. Fuori si vede il vento freddo tirare forte contro le i magri cespugli e le sterpaglie che abitano la sommità del valico. Dentro, accomodati nelle nostre poltrone, ad una temperatura costante, e con le vetrate che ci separano da quell’ambiente estremo, vediamo quasi alienati lo spettacolo che esso ci propone.
In poco tempo siamo a St. Moritz, toccata e fuga: dopo dieci minuti partiamo per ripercorrere il tracciato a ritroso. Prima di tornare in Valtellina, a Poschiavo, ci fermiamo per l’intervista con Paolo Sterli, dirigente della Ferrovia Retica, che ci spiega i tanti aspetti che hanno portato la tratta a diventare patrimonio UNESCO: tecnologia pionieristica, valorizzazione, rispetto del paesaggio, integrazione socio-culturale, rispetto verso gli abitanti del luogo.
Al ritorno sistemiamo le cose in camper e corriamo alla sala comunale di Tirano, l’assessore al turismo ci ha organizzato una piccola conferenza stampa con l’amministrazione, alcuni giornalisti e le classi quinte delle elementari, che ci raccontano il loro lavoro di scoperta del territorio. Lusingati dall’accoglienza spieghiamo il nostro progetto, appena partito e già così grande.
Salutiamo l’accoglienza e torniamo al camper, ci riempiamo bene la pancia, già lanciati nell’impresa di domani, scalare il passo del Bernina, fino a 2253 metri sul livello del mare; anziché paura abbiamo già l’acquolina in bocca, anzi, nelle gambe.
Commenti
DZILHKQBNEZA
taQXxRNzuYlzjdRaVH
fjklkozfeFjSvx
JpryYpQxlwGRaW
OslgPnSFYeE
pNmkeKYCdAWMLfbeoLB
nHSCkFKoJpyskBAzY





















Aggiungi un commento