Il sogno del cardinale Ippolito.
Nella metà del cinquecento, il facoltoso cardinale Ippolito D’Este, nominato governatore di Tivoli, volle trasformare con il suo denaro la dimora a lui assegnatagli, un ex convento benedettino. Dal 1549 fino alla sua morte, nel 1572, Ippolito commissionò e seguì gli interventi sulla villa e sul giardino sottostante, facendo decorare di affreschi le sale interne e adattando la forma della collina alle esigenze del grandioso parco in costruzione.
Tutta la villa fu riempita di rimandi al paganesimo, spesso accostando la figura del cardinale a quella di Ercole, mitologico antenato della famiglia Este, ostentando sulle pareti della casa tutte le sue supposte virtù affiancate alla vita dell’eroe greco, nell’auspicio di raggiungere quello che Ippolito considerava il risultato più abito di tutti: la nomina a pontefice.
Tuttavia Il cardinale non era ben visto dai centri del potere ecclesiastico, nonostante egli dimostrasse d’essere, nei confronti dei suoi colleghi dell’epoca un campione di castità, possedendo una sola amante e un solo figlio illegittimo. Non solo non fu in grado di diventare papa, ma nel 1555 fu addirittura cacciato fuori dai confini dello stato pontificio.
Entriamo nella dimora di un uomo che intendeva celebrare la propria grandezza attraverso un elemento. L’acqua. Ippolito d’Este fece portare in questo luogo anche molte statue e decorazioni rinvenute e sottratte nel sito di Villa Adriana, nel tentativo di emulare il gusto del grande imperatore romano per le fontane, le cascate e gli zampilli.



















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