Il percorso riprende, inghiottiti dal Palio di Siena.
Dopo l’anticipata visita in Val D’Orcia, soli, io e Alessandro, torniamo verso nord fino a San Gimignano, per riprendere il viaggio in bicicletta da dove l’avevamo interrotto. Sempre immersi nel verde delle colline toscane, approdiamo a Siena, nel giorno del Palio.
In campeggio ci viene fatto notare che sotto la pancia del camper penzola qualcosa: la marmitta. Il vecchio e arrugginito tubo di ferro non ha retto ai chilometri e alle buche: è rimasto attaccato al camper per miracolo, dondolando a pochissimi centimetri dal suolo. Le carrozzerie sono tutte chiuse, ferme per il Palio.
Ci improvvisiamo meccanici e ci infiliamo sotto il mezzo, insudiciandoci le mani di grasso, con la schiena scorticata dalla ghiaia. In qualche maniera fissiamo la ferraglia con del filo di ferro, sperando, domani, di trovare qualche meccanico che ci possa aiutare.
Alla televisione trasmettono il Palio. Dopo le ferventi settimane di preparazione, tutta la passione si concentra in un minuto e quindici secondi di corsa a cavallo intorno alla piazza del Campo, in mezzo alla folla ammassata. Dopo la lunga attesa, si dispongono i cavalli, poi, all’improvviso il Palio parte: tre vorticosi giri di piazza tra i colpi di scena e le cadute; vince la Selva, contro i pronostici, e si scatena l’euforia dei contradaioli.
Alla sera abbandono la postazione camper per raggiungere il centro in bicicletta. Vado a trovare Beatrice, mia sorella, studente a Siena. La città mi accoglie illuminata a festa per il palio, con le strade in confusione, i rulli di tamburi, le bandiere, i canti, le contrade in strada. Penetrando le mura, verso Piazza del Campo, mi si aprono all’improvviso piazze e strade in un labirinto di stretti vicoli; in questa notte di follia la storia di ogni portone, muretto, scalinata mi circonda in un vortice, confuso dal suonare ininterrotto delle campane e dalle processioni della contrada vincitrice.










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