Viaggiare.
Oggi quattro ore di strada, da Pisa a Firenze, con l’orizzonte ai lati della strada che si alza lentamente, dalla pianura verso il mare, alle colline dell’entroterra, risalendo il fiume Arno. Troviamo il campeggio vicino a piazzale Michelangelo, sulla collina, da dove si può vedere tutta Firenze, dove il passato fuoriesce vivido dalla linea dei tetti, sovrastata da una miriade di monumenti, capeggiati dalla gigantesca cupola del Brunelleschi. Domani gireremo tra le strade di questa città come formiche, cercando di vedere, scoprire, riprendere il maggior numero di cose.
Siamo già alla decima tappa del nostro percorso, poi, ne mancheranno ancora 34. Adesso i ritmi del viaggio, nonostante le differenze da sito a sito, hanno raggiunto maggior ordine. Ora, dopo le prime settimane di rodaggio, siamo completamente immersi nel viaggio, stivati in questi spazi millimetrici, costretti a cercare l’intimità andando a lavare i piatti o in bagno. Questa esperienza riempie e contemporaneamente svuota, cancella la propria vita “normale”, lasciata a riposare o a stagnare in angoli abbandonati del cervello, in attesa di essere rispolverata dopo il ritorno a casa.
Viaggiare: curioso fenomeno. Passare in tutti questi luoghi, diventarne abitanti e poi ripartire; tornare a lanciarsi sull’asfalto, in sella alla propria bici, superando lentamente le distanze per raggiungere mete spesso ignote. Essere sempre straniero, sempre turista, sempre di passaggio, essere sempre, appunto, viaggiatore. Conoscere il luogo quel tanto che basta per aver voglia di saperne di più, ma poi doverlo lasciare. Vedere i paesaggi che cambiano, e con essi le persone, i dialetti; sotto un cielo in continuo movimento, sfiorando la vita di centinaia di paesi, di migliaia di persone, condividendo istanti, chiacchiere, sguardi, imprecazioni.





Aggiungi un commento