Dispersi nella tempesta, tra le colline ed il mare.
Ci svegliamo con la pioggia che picchietta sul tetto del camper; le previsioni del tempo ci avevano avvertito. Posticipiamo di un'ora la partenza, sperando che il tempo migliori, ma la tempesta ci sta aspettando. Scendiamo la collina del campeggio e seguiamo la strada che ondeggia tra il lungomare e i pendii delle colline, ultime propaggini delle Alpi Marittime, già messi alla prova da ripide e impegnative salite. La pioggia comincia ad aumentare di intensità, le gocce si trasformano in proiettili che ci picchiano le braccia e le gambe nude, i piedi sono immersi e sommersi nelle scarpe inzuppate d'acqua. Nel giro di pochi minuti, la strada diventa un fiume in piena, inondata dall'acqua che inghiotte le gomme delle nostre biciclette. Per venti minuti siamo sepolti dall'acqua, che scroscia dalle pareti ed irrompe nei tornanti, precipitandoci addosso e costringendo anche le macchine a fermarsi per evitare di perdere il controllo.
Finalmente la pioggia ritorna ad un'intensità normale, come da copione in quest'ultima settimana. I settanta chilometri di percorso, però, sono più lunghi del previsto, nuove salite continuano a presentarsi, inaspettatamente lunghe, condite da un forte vento contrario e da un anomalo freddo, che ci ghiaccia piedi e mani, e trasforma una tappa relativamente corta in una tortura. Come ogni volta, però, sconfiggiamo le difficoltà e arriviamo al campeggio, a Levanto, ricongiungendoci con il camper per tuffarci immediatamente in una trionfale doccia calda.
Domani Michele ci lascerà per fare un salto a Milano a sistemare la tesi; noi rimarremo qui a goderci un'altra giornata di pioggia davanti alla partita della Nazionale.











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