Crespi d’Adda. In tempi di assenza di diritto, un modello di industria nel rispetto della dignità del lavoro.
Organizziamo i due appuntamenti nella mattinata: l’incontro con il sindaco di Capriate San Gervasio, comune che comprende Crespi D’Adda, e la visita con Stefano Scattini, dell’associazione villaggiocrespi.it; due incontri per tornare alla nascita dell’era industriale e vederne i risvolti e le eredità nel presente.
La nomina a patrimonio dell’umanità, nel 1995, ha dato maggior visibilità a Crespi D’Adda, imponendo anche una maggior attenzione alla cura del villaggio, rimasto quasi invariato fino ai nostri giorni soprattutto a causa della sua posizione isolata, in un bassopiano raggiungibile solo da nord, racchiuso dalla confluenza dei fiumi Brembo e Adda.
La fabbrica venne costruita nel 1878, da Cristoforo Benigno Crespi, sulle rive dell’Adda, per sfruttare la potenzialità delle acque. Il figlio Silvio, reduce dagli studi in Gran Bretagna, volle mettere in pratica gli esempi sperimentati oltremanica in direzione di un'industria più incline alle esigenze del lavoratore. Nei decenni seguenti all’entrata in funzione, si cercò di costruire quello che doveva essere, secondo la visione dei Crespi, un villaggio ideale. Si costruirono ampie case con giardino, a bassi costi di affitto, si fornirono numerosi servizi gratuiti, impensabili negli altri paesi vicini, come l’acqua corrente, potabile ed industriale, le sementi per l’orto, l’istruzione, la sanità. Si pensò anche alla cura dell’aspetto religioso, con la costruzione della copia quasi perfetta della chiesa rinascimentale di Busto Arsizio, città natale della famiglia Crespi.
Nacque così un villaggio costruito per coniugare le necessità produttive con la dignità del lavoro e della vita degli operai, dove il datore di lavoro è il padrone ma anche il grande “padre” della comunità.
Naturalmente a fine ottocento le differenze tra le classi e i ruoli, rimanevano ben visibili: i Crespi sottolinearono la loro autorità con la i costruzione di una villa, o meglio un castello, in stile neo-medioevale; per questo il villaggio viene definito un “feudo industriale”, dove tutta la vita verteva intorno alla fabbrica, e, non solo gli edifici, ma quasi gli stessi abitanti erano proprietà privata del datore di lavoro.
Dopo le passeggiate per questo singolarissimo paese, risistemiamo il camper in assetto da viaggio e ripartiamo. Domani avremo la giornata libera, questa sera Michele farà in bicicletta i 35 chilometri di strada verso Milano, garantendo la continuità del nostro viaggio in bicicletta. Noi, in attesa del lunedì, unico giorno possibile per la visita al Cenacolo, facciamo una fuga dalle fidanzate, collegati a distanza dal filo invisibile del progetto “UNESCO IN BICI”.
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